Il cuore dov’è?

Il 2 settembre 2015, sulla riva del mare in Turchia, un poliziotto si avvicinò a quello che si credeva un bambolotto, portato là dalle onde del mare.

Era un bimbo di tre anni, sfuggito alle braccia della madre e finito a riva dopo l’annegamento, portato dalle onde. Uno dei tanti bimbi che muoiono in mare e per strade impervie alla ricerca di vita e libertà.

Paffutello, il naso dentro la sabbia, le braccia e le manine lungo il corpo, in apparente sonno.

Era Alan Kurdi. Siriano, in fuga con la sua famiglia. 

Il poliziotto, “annientato e distrutto nel profondo”, come disse, stravolto dalla sorpresa, per dovere ne verifica la morte e lo prende in braccio con tenerezza.

La giornalista e fotografa, pietrificata dalla violentissima vista, decide di scattare la foto del bimbo riverso prima e del poliziotto/padre che lo porta in braccio dopo.

“Questo è l’unico modo di far esprimere l’urlo silenzioso del suo corpo”, disse.  E ordinò alla sua volontà di registrare l’innominabile.

Così il mondo intero si scontrò su quella immagine, il peggiore e sventurato evento che possa capitare al fiore della vita. Ma poco più in là, giaceva pure il corpo di una bambina, coetanea di Alan, stessa sorte e stessa morte. Messa da parte, perché urlasse di più il silenzio di Alan, scoperto per primo sulla sabbia.

Chi davvero accoglie l’urlo del dolore, delle ingiustizie e delle torture che tramoggiano gli umani? Esse continuano imperterrite proprio perché chi detiene il potere di intervento non ascolta le emozioni profonde che feriscono l’umanità più fragile e debole. Spesso resa ferita da coloro che sono più forti e non gl’importa niente del malessere generale e universale, preferendo il desiderio immediato di qualcosa da consumare per sé.

Il meccanismo perverso si mette in moto nelle faccende superficiali e ancora di più nelle faccende vitali e drammatiche, com’è il vaccino contro la pandemia.

La ricchezza, l’organizzazione tecnologica, il potere d’intervento si accaparrano il “farmaco salva vita”. Nel tempo più veloce possibile, per il massimo guadagno settoriale, con l’obiettivo del primo della classe. “Per sé”, anzitutto.

Ma qui non c’è né il primo né l’ultimo.

E solo il sentimento di appartenenza, sorretto dall’emozione salvavita – la paura – unite insieme dal dolore portano salvezza a tutti.

Il principio dell’incendio richiama a questo.

Lo ha detto il direttore generale Onu T. Ghebreyesus, con la sapienza della sua tribù d’origine: “Quando un villaggio è in fiamme non ha senso che un piccolo gruppo di persone accumuli tutti gli estintori per difendere solo le proprie case. Il fuoco si spegnerà più velocemente se tutti hanno un estintore e lavorano insieme”.

Proprio perché non si lavora insieme e non si sente l’appartenenza umana fin nelle viscere, i barconi umani vanno alla deriva. E mentre i bimbi come Alan Kurdi sono dimenticati, l’incendio continua a divorare la Siria.

Mentre la pandemia da Covid-19 continuerà a mietere vittime e a distruggere economie.

L’emozione del dolore continua a imporre l’energia e la spinta di prendersi cura. Uno per tutti e tutti per uno.

Lo reclama l’immagine – simbolo e senso universale – di Alan Kurdi steso sul bagnasciuga e in braccio al poliziotto, che per qualche giorno unificò il mondo intero nel dolore.

Gigetto

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