La rabbia promuove la resistenza al virus

La rabbia promuove la vita”.

 Scatta quando il pericolo, segnalato dalla paura, persiste e bisogna affrontarlo. La rabbia, quasi subito, dà l’energia a farvi fronte. Basta osservare una mamma quando un pericolo minaccia la sua creatura. È in grado di far fronte, in resistenza attiva e passiva, a forze dieci volte più grandi di lei.

La rabbia è emozione. Guai scambiarla per violenza (che è azione) o aggressività (atteggiamento che incute timore) o provocazione (scelta e voglia di portare a reazione). È proprio l’energia che ci vuole per superare le difficoltà del pericolo pandemico che ci attornia.

Il corpo stesso sente salire la rabbia. Il movimento fisico del sangue rivela l’energia. La paura ha fatto scorrere il sangue alle gambe, per renderle agili alla fuga. Quando la fuga è impossibile, il sangue è richiamato al torace e sulle spalle. Si concentra sui pettorali e irrobustisce le braccia, liberando le mani, che nella lotta possono ferirsi, quindi perdono meno sangue. Gonfia la parte superiore del corpo e fa sentire più pesanti.

Meccanismo meraviglioso. Unisce cervello e sistema circolatorio, centrato sul cuore. Fa sentire il corpo in grado di affrontare il pericolo, in modo che venga tolta di mezzo l’incapacità/blocco causata dalla paura (anche l’impotenza provocata dal dolore). S’è formato in millenni di evoluzione relazionale, portando la persona umana, animale razionale, a superare tutte le avversità geofisiche e climatiche. La specie umana ha vinto pur nella convivenza con tante altre specie animali, molto più robuste, unendo la sua forza fisica al calcolo mentale. L’energia della rabbia-emozione ha permesso, generazione per generazione, di superare tutte le difficoltà. La specie umana è diventata in tal modo la specie predominante.

Pure in questa fase della pandemia, la rabbia emozione è necessaria. Decisiva. Il senso di impotenza, delusione, gli obblighi crescono invece di diminuire. La confusione che tanto ci irrita, la liberazione dal virus che tanto ritarda, rischiano di farci cadere nella depressione. A perdere energia. La rabbia può fermare questo processo di caduta e retrocessione.

Perché sia sentita come energia pura, va però sfrondata di tutti i pregiudizi.

Il primo è che l’arrabbiato sia cattivo e la rabbia sia peccato. Non lo è. È impulso naturale che fa affrontare il pericolo inatteso, che persiste e rende impossibile la fuga. Quando poi vi è connessa un’ingiustizia, magari prodotta da altri umani, la si sente fin sul naso. Anche un’ingiustizia indiretta e non voluta. Appunto un’infezione trasmessa da una persona amata. Ma più ancora l’ingiustizia collegata a qualche reato.

Lo ha mostrato Gesù stesso, con la cacciata dei profanatori del tempio (Vangelo di domenica 7 marzo). Avevano trasformato il cortile antistante in un luogo affari, “trasformandolo in un mercato”, da luogo sacro qual era. Il suo sdegno è diventato energia di rabbia pura. La frusta di cordicelle serviva per spaventare e cacciare gli animali.

La rabbia protegge la vita. Non è la via per la violenza o per comportamenti di sopruso e predominio con la minaccia. Può essere espressa con la voce e il grido. Segno premonitore per chi non si accorge che sta producendo pericolo. La rabbia è espressione e comunicazione.

L’energia che essa produce è necessaria e utile proprio in questo periodo, che si è trasformato come una prigione. Vincoli e obblighi da ogni parte. In particolare, i ragazzi e gli adolescenti rischiano di trasformarla in violenza. Purtroppo, durante il blocco e le restrizioni, la violenza è cresciuta.

Quando la rabbia si trasforma in azione distruttiva, rotti gli argini, la violenza si moltiplica e si ripete. Cessa di essere rabbia. Diventa comportamento dannoso e distruttore. Violenza sistemica. Tra l’altro strumento del “potere ingiusto”.

Bisogna invece stare nella rabbia. Rabbia emozione, sempre presente. Sentirla come energia, che ci permette di affrontare, da mattino a sera, le restrizioni. Di applicare le regole e farle applicare. Così si affretta l’uscita dal pericolo generalizzato. Si resiste nel non violare le norme a nostro fittizio vantaggio. Violazione che rende ingiusti a sé e agli altri.

La rabbia fa da fondamento, corporeo e biologico, alla virtù cardinale della giustizia. È il frutto più prezioso, etico e razionale, di fronte a ogni senso di carcerazione, repressione e limite della vita. Specie se ingiusta.

La rabbia è buona. “Promuove la vita”.              

                                                                                                                      Gigetto

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