Paura da riconoscere

Nei primi due decenni della vita, sia maschi che femmine, hanno una particolare sensibilità – spesso facilità – a nascondere la paura.

Nelle vicende della pandemia, che conta ormai più di un anno di vita, quello che non è stato preso in considerazione dagli adulti, è la paura dei bambini e degli adolescenti.

Per tre motivi.

Hanno sentito l’ordine e proibizione: “non aver paura”.

Capiscono subito quando gli adulti hanno paura e il loro metodo di camuffarla.

Se dicono o mostrano paura, temono il giudizio dell’adulto presente al momento, quindi con ciò stesso in quanto debole di perdere la sua fiducia.

Tre motivi micidiali, che durante la pandemia hanno preso sviluppo e spazio nel corpo e nel cuore dei bambini, mentre nei ragazzi e adolescenti, oltre a entrare sotto la pelle, ha creato isolamento e rintanamento davanti al video oppure forme provocatorie, appena possibile un briciolo di libertà.

La paura è diventata ansia, prendendo anche dimensione mentale, con tutte le informazioni contraddittorie che sono circolate, in maniera pazza e del tutto irrazionale. Queste sono state rilanciate e reinterpretate, a livello familiare o sui social, moltiplicando l’effetto di caos e insicurezza.

E ciò è stato ed è tanto più deleterio, portando inquietudine, quanto più sostanzialmente e in piena buona volontà, bambini e ragazzi hanno accettato nella stragrande maggioranza le regole della chiusura. Quindi la loro mente ha macinato di continuo la domanda: “ma io che faccio, da chi e come posso trovare qualche certezza e sicurezza?”. Domande senza risposta.

Non parliamo poi della perdita dei compagni per la chiusura delle scuole e dell’impossibilità, con sofferenza acuta nelle due parti, di rompere i contatti con i nonni. Quelli maggiormente in grado di trasmettere vicinanza disinteressata, basata sull’amore puro (senza qualche dovere), e parole di saggezza e pazienza.

Davanti a questo scenario tutti gli adulti sono chiamati a riparare i danni della paura negata e camuffata, con questi atteggiamenti educativi, che personalmente ho applicato e trovato utili.

Ascolto incondizionato, dopo aver affermato chiaro che “anch’io come adulta/a ho avuto paura e ho paura”. Ammettere la paura e darle un nome significa non eliminarla ma avere l’energia utile a gestirla.

Dare informazioni chiare, in merito alla pandemia, con l’esempio pratico di coerenza, quindi testimonianza, nel dare protezione a sé e agli altri, in prevenzione.

Dedicare tempo, specialmente in casa, per fare le cose insieme con i bambini e farsi aiutare dai più grandi per risolvere problemi e difficoltà, chiamandoli a fare la loro parte. Fare qualche domanda, di interesse a loro, quando a pelle si sente che qualcosa non va e il loro aspetto lo mostra chiaro, quindi lo si vede e lo si sente.    

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